Dimagrire col bodybuilding si può?

Chi l’ha detto che fare pesi non fa dimagrire, a differenza dell’esercizio aerobico? Acquisendo 10 kg di massa magra, è possibile aumentare il proprio metabolismo basale (consumo in condizioni di riposo) di 200 calorie circa. Perché la massa magra si sa, ha un consumo maggiore energia di quella grassa. Se a questo ci aggiungiamo che fare pesi richiede un grande dispendio calorico, allora è corretto dire che si può dimagrire facendo pesi, facendo bodybuilding. Chiaramente inizialmente potrebbe non esserci un calo di peso, perché la massa grassa persa verrebbe sostituita, nel peso, da quella magra, ma alla lunga non possono che esservi dei benefici sotto il punto di vista della linea. Per dimagrire nel modo giusto non basta solo perdere peso, ma è importante perdere soprattutto massa grassa, senza perdere massa magra, ma addirittura aumentandola. Quindi attraverso l’aumento di massa magra, ovvero di muscoli, si ha un aumento del consumo di calorie legato al metabolismo, ed è quindi più semplice in seguito perdere peso, e soprattutto perdere grasso, ciccia, massa adiposa.

L’autocontrollo è questione di efficienza neuronale

La capacità di controllare gli impulsi è correlata a quella di mantenere fuori dalla memoria di lavoro le informazioni inappropriate e intrusive, così da non disperdere energia nell’attivazione di reti neurali che poco hanno a che fare con i compiti in cui si è impegnati. Questa capacità – che si sviluppa nell’infanzia – influenza l’abilità di gestire le relazioni sociali, la salute e le prestazioni cognitive

La capacità di autocontrollo è correlata all’efficienza della memoria di lavoro nel reclutare le reti neuronali necessarie, e il suo sviluppo nell’infanzia garantisce che permanga anche nella vita adulta. A queste conclusioni è arrivato uno studio condotto da un gruppo di ricercatori di diverse università americane, che pubblicano un articolo a prima firma Marc G. Berman sulla rivista “Nature Communications”.

La capacità di ritardare la gratificazione da bambini è stata posta in correlazione a molti importanti aspetti della vita sociale, della salute e delle capacità cognitive nel corso dell’età adulta, ma i meccanismi neuronali che sono alla base di questa associazione non sono ancora chiari.

Una delle ipotesi in campo è che a controllare il differimento della gratificazione sia la capacità di mantenere fuori dalla memoria di lavoro le informazioni inappropriate, in modo che non influenzino indebitamente il processo cognitivo. Per esempio, la capacità di controllare gli impulsi che, imponendosi alla memoria di lavoro, portano a un comportamento goloso, dovrebbe aiutare a resistere a una tentazione immediata. Nei bambini questa capacità è valutata con il classico test della caramella, in cui viene misurato il tempo (ossia l’esitazione) necessario a rinunciare al consumo immediato di una caramella, sapendo che il differimento della soddisfazione permetterà di ottenerne due.

Per valutare l’attendibilità di questa ipotesi, i ricercatori hanno preso in esame un gruppo di adulti per cui esisteva una lunga documentazione relativa alle loro capacità di autocontrollo, grazie al fatto che questi, a partire dai 4 anni, avevano partecipato a una serie di studi psicologici. Il gruppo è stato suddiviso in due sottogruppi: i soggetti del primo avevano una storia di efficace autocontrollo, mentre quelli del secondo avevano mostrato un controllo di sé meno efficace.

Sfruttando la risonanza magnetica funzionale (fMRI), nel corso di una serie di test i ricercatori hanno esaminato se i due sottogruppi si differenziassero per il funzionamento neurale durante lo svolgimento di un compito che richiedeva il controllo del contenuto della memoria di lavoro, con l’eliminazione di una serie di informazioni irrilevanti precedentemente fornite. Nello specifico ai soggetti venivano mostrate sei parole (tutte emotivamente neutre) solo tre delle quali andavano memorizzate; successivamente di fronte a una serie di altre parole dovevano decidere se appartenevano al gruppo delle parole da ricordare o no.

Pur dando in media lo stesso numero di risposte esatte, l’analisi del tempo di ritardo e del livello di attivazione dei circuiti neuronali ha permesso di rilevare che le persone con buon autocontrollo erano proprio quelle che ottimizzavano le risorse disponibili, senza perdere tempo a considerare e scartare le parole che non erano da memorizzare, e attivando il minor numero possibile di circuiti cerebrali.

Come controprova, i ricercatori hanno eseguito il test su un altro insieme di persone, di cui non conoscevano il livello di autocontrollo, riuscendo – sulla base dei soli risultati della prova – ad assegnarle al sottogruppo corretto nel 71 per cento di casi.

Fonte: lescienze.it

Crisi economica: in Italia chiudono 1000 imprese al giorno

Allarme Unioncamere:
chiudono 1000 imprese al giorno
Sono 365mila in tutto quelle che hanno abbandonato l’attività nel 2012

24 Gennaio 2013

Sono 383.883 le imprese nate nel 2012 (il valore più basso degli ultimi otto anni e 7.427 in meno rispetto al 2011), a fronte delle quali 364.972 (mille ogni giorno) sono quelle che hanno chiuso i battenti (+24mila unità rispetto all’anno precedente). Come conseguenza, il saldo tra entrate e uscite si è attestato sul valore di 18.911 imprese, il secondo peggior risultato del periodo considerato e vicino (dopo due anni consecutivi di recupero) a quello del 2009, l’anno peggiore dall’inizio della crisi. Sono questi i dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese risultante dal Registro delle imprese diffusi oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione statistica condotta da InfoCamere, la società di informatica delle Camere di Commercio italiane.

I DATI- Tutti i dati, come di consueto, sono disponibili online all’indirizzo http://www.infocamere.it Considerando anche le cancellazioni delle imprese, prosegue Unioncamere, ormai non operative da più di tre anni, al 31 dicembre dello scorso anno lo stock complessivo delle imprese esistenti ammontava a 6.093.158 unità. Si restringe ulteriormente (-6.515 imprese) il tessuto imprenditoriale dell’industria manifatturiera – trascinato dalla forte contrazione dell’artigianato, che chiude l’anno con 20.319 imprese in meno – quello delle costruzioni (-7.427) e dell’agricoltura (-16.791). Il conto più salato del 2012 lo paga il Nord che – Lombardia esclusa – perde complessivamente circa 6.600 imprese, i tre quarti delle quali (poco meno di 5mila unità) nel solo Nord-Est. Giovani under 35, immigrati e donne, attività del turismo, del commercio e dei servizi alle imprese e alle persone sono le tipologie di imprenditori e i settori di attività che, nel 2012, hanno consentito a mantenere in lieve attivo il bilancio anagrafico delle imprese italiane (+0,3% contro il +0,5 del 2011).

Fonte: corriere.it

Le 10 strategie di manipolazione di massa mediatica

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Sono qui elencate una serie di strategie di manipolazione mediatica di massa, su come chi detiene il potere politico e dell’informazione può condizionare l’opinione pubblica e le aspettative di voto. Il decalogo è attribuito a Noam Chomsky, linguista, teorico della comunicazione e filosofo nordamericano, precisamente statunitense.

1-La strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali.

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.

“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti …

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere agli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

Le 10 strategie di manipolazione mediatica di massa

Gli ibridi tra leoni e tigri: ligre e tigone

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Novosibirsk (Russia), 18 set. (LaPresse/AP) – E’ nato nello zoo di Novosibirsk in Russia il primo cucciolo di ‘liliger’, un tenero micione che ha per genitori un leone africano, il padre Sam, e un liger, già incrocio tra leone e tigre, la madre Zita. Kiara, questo il nome del cucciolo, è quindi un duplice incrocio. Ma le sua identità felina, con la crescita, si farà ancora più confusa, in quanto la piccola è allevata da un comune gatto domestico. La madre infatti non ha abbastanza latte per soddisfare la sua fame. I custodi dello zoo danno a Kiara il latte ogni 3 ore, mentre la gatta la coccola e la segue nei suoi spostamenti. Roza Solovyova, a capo della sezione felini dello zoo, ha spiegato: “Credo che la cucciola abbia più i tratti della tigre che quelli del leone”.

Non è quindi più così remota la possibilità di commistione genetica tra le due specie “cugine”, anatomicamente molto simili ma con abitudini di vita e comportamenti molto differenti. Il leone abita in branchi di molte leonesse dominato da pochi maschi, in genere fratelli mentre la tigre è un animale solitario. La possibilità di scambi genetici tra le due specie pone altresì un interrogativo etico, infatti questo potrebbe sconvolgere il comportamento diverso dei due predatori, codificato così da millenni di evoluzione. Leoni e tigri non si incrocerebbero in natura volontariamente, perchè vivono in ecosistemi differenti. Gli ibridi avvengono solo in cattività, perchè benchè attualmente l’areale di diffusione delle due specie non ha zone condivise con l’eccezione di un parco naturale in India, le aveva anticamente quando l’areale di entrambe era molto più vasto, poi ridotto dall’aumento della popolazione umana, dalla caccia, dalla riduzione di prede naturali e quindi da una riduzione generale dell’habitat, come accaduto a molte altre specie.. La fusione delle due specie o l’introduzione di caratteri genetici di una specie nell’altra potrebbe quindi avvenire, ma per via dell’intervento umano.

Il Liger o Ligre

La ligre, litigre o leontigre è il felino più grande del mondo, frutto dell’incrocio tra un leone maschio e una tigre femmina. La ligre cresce più dei leoni e delle tigri, si ritiene che questo accada poiché in questo caso la tigre femmina non trasmette nessun gene inibitore della crescita come avviene nelle leonesse e non avendo questo gene, le ligri hanno un ritmo di crescita molto più elevato, sino al raggiungimento della taglia massima a circa 6 anni (come in leoni e tigri). Questo rende la Ligre il più grosso felino al mondo per dimensioni. Gli esperti chiariscono che, attraverso l’incrocio, gli individui della specie giungono ad avere delle caratteristiche fisiche e comportamentali attribuibili ad entrambe le specie. Sarà per questo che il liger riesce a nuotare come le tigri e si mostra socievole, come è tipico dei leoni. Tutti i ligre maschi conosciuti sono sterili, mentre le femmine sono fertili e si possono accoppiare con tigri, dando vita al ti-ligre, o con leoni, dando vita al leo-ligre. Questi incroci pongono il problema dell’inquinamento genetico tra le due specie e vanno a modificare gli equilibri della natura.

Attualmente casi di coesistenza tra leoni e tigri si hanno nella foresta di Gir, in India, unica zona al mondo dove sopravvive il leone asiatico o leone indiano, che anticamente era diffuso dall’India, passando per l’Iran fino al mediterraneo e in Grecia. Un tempo anche in Europa si trovavano i leoni. Aristotele ed Erodoto scrissero che erano presenti nei Balcani. Quando il re persiano Serse avanzò attraverso la Macedonia nel 480 a.C. vari cammelli che trasportavano le vettovaglie furono uccisi dai leoni. Si ritiene che questi felini siano scomparsi dai territori dell’attuale Grecia attorno all’80-100 d.C. Nell’arte mitologica greca la figura del leone di Nemea è strettamente associata alle raffigurazioni di Eracle/Ercole. Nella Bibbia esso è citato svariate volte e inoltre una delle tribù d’Israele, la tribù di Giuda, ha come emblema un leone. Il leone scomparve dalla Turchia, Mesopotamia e Arabia verso la fine della Prima Guerra Mondiale, mentre dall’Iran scomparvero verso gli anni ’40. In Pakistan e Afghanistan scomparve verso la fine del XIX secolo. In India la specie venne estirpata dagli stati del Rajastan, Punjab, Uttar Pradesh e Madhya Pradesh verso la fine del XIX secolo.

Il Gir Forest Wildlife Sanctuary fu istituito nel 1965 per salvare dall’estinzione gli ultimi leoni asiatici sopravvissuti grazie alla protezione che godevano nella zona sin dal 1900 e il cui numero era andato tuttavia pericolosamente diminuendo negli ultimi decenni. All’interno di esso è stato istituito il Gir Forest National Park, conosciuto anche come Sasan-Gir National Park.

Il Tigone

Il Tigone è l’incrocio tra un maschio di tigre e una leonessa. A differenza del ligre è più piccolo di leoni e tigri, questo perchè sia la tigre maschio che il leone femmina trasmettono entrambi il gene inibitore della crescita. I tigoni maschi conosciuti sono sterili, mentre le femmine sono fertili. Ci sono già stati casi in cui un tigone femmina si è accoppiato con una tigre e ha dato vita ad un ti-tigone.

Perchè le falene e i moscerini di notte vanno verso la luce

Le falene, farfalle con abitudini notturne, moscerini ed altri insetti, per orientarsi in volo usano come bussola i raggi della luna o del sole che sono un pò come la stella polare e il cielo stellato erano per gli antichi marinai. Questa strategia evolutiva è risultata vincente per millenni in quanto permetteva alle falene di orientarsi, ma non aveva messo in conto che a un certo punto ci sarebbero state le luci artificiali degli uomini, e così finiscono per avvicinarsi troppo alla luce, finendo molto spesso per essere uccise dal calore. Le falene tengono sempre la stessa inclinazione rispetto alla luce della luna che resta sempre sopra, e rispetto a cui volano perpendicolarmente. Infatti la luce della luna è sufficientemente lontana da permettere all’insetto di mantenere sempre lo stesso angolo e quindi di volare verso una direzione in maniera rettilina. Però le luci di una fonte luminosa come un lampione a differenza della luna si propagano in modo circolare, e così le falene volano in tondo, in maniera circolare, formando una spirale verso l’interno fino ad avvicinarsi sempre di più e ad esporsi al calore. Le falene tengono infatti la luce lunare sempre sullo stesso lato, cosa che è possibile con i raggi lunari ma non con quelli di fonti luminose più vicine, come le luci di lampioni e lampade, e così per orientarsi e tenerle sempre sullo stesso lato sono costrette a girarci attorno. Il fenomeno riguarda gli insetti notturni, perchè quelli diurni sono abituati a vivere con la luce del sole, che rende meno evidenti tutte le altre sorgenti luminose. Originariamente le farfalle erano tutte diurne, molte di esse però nel corso dell’evoluzione hanno scelto la vita notturna per scampare ai molti predatori attivi di giorno e sopravvivere meglio. La vita notturna può essere più tranquilla ma nasconde anch’essa le sue insidie: pipistrelli, gufi e altri predatori specializzati nella caccia notturna sono sempre all’erta, pronti a catturare gli animali incauti che gli capitano a tiro. Gli insetti diurni e notturni sono attratti ma anche inibiti dalle luci, questo dipende dal tipo e dall’intensità della luce, in questo modo riescono a distinguere il giorno dalla notte. La differenza nell’attrazione verso la luce è un fenomeno noto come fototassi. Certi insetti hanno fototassi negativa e sono respinti dall’esposizione alla luce, mentre altri insetti hanno fototassi positiva per cui sono naturalmente attratti dalla luce.

Nelle vicinanze di Matera vi è una lampada a vapori di mercurio da 2000 W, utilizzata per l’illuminazione di una statua, che è diventata famosa perchè nel 1992 è stato calcolato dall’entomologo tedesco Axel Hausmann che ogni notte, da maggio a settembre, circa 5000 farfalle notturne vi vadano a morire. L’intero sistema di illuminazione della zona attrae circa 5 milioni di individui l’anno.

Un altro aneddoto famoso è ciò che accadde l’8 maggio 1946 a Parigi quando, dopo sei anni di oscuramento a causa della guerra, fu illuminato l’Arc de Triomphe con dei riflettori militari per festeggiare il primo anniversario della Vittoria. Milioni di farfalle notturne coprirono in pochi minuti il monumento ma, ripristinata l’illuminazione pubblica, nel giro di pochi mesi non fu più possibile osservare neppure una farfalla.

Ogni anno il nostro paese è sorvolato da una moltitudine di farfalle notturne migratrici, tra cui alcune Sfingi che sono nate in Africa; sulla loro rotta trovano una serie ininterrotta di luci pronte ad ammagliarle e a condurle a morte sicura.

Quando nel 1880 Edison mise a punto la sua prima lampada a incandescenza e quando l’illuminazione pubblica a gas lasciò il posto a quella elettrica, per molte specie iniziò un rapido declino.